L’Italia è al quinto posto nella classifica dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) tra 33 paesi industrializzati presi in considerazione per i costi di compravendita immobiliare. Tasse, spese notarili, imposte di registro e tariffe delle agenzie immobiliari ( ahimè ) coprono circa il 12% del valore del bene, beninteso, se questa è un prima casa. Altrimenti sale al 15 o, nel caso di acquisto da società costruttrice, al 19%.
Solo Belgio, Francia, Grecia e Austria hanno costi maggiori dei nostri.
Le contromisure ? Favorire l’accesso al credito ( senza esagerare, però ) tassare le case come gli altri investimenti e allentare (così dicono) le normative sugli affitti.
Questo è in sintesi quello che leggiamo, su molti blog.
Analizziamo insieme :
Credito : Se lo favorisci, devi per forza aumentare la percentuale erogabile, che oggi si attesta all’80%. Ma questo porterebbe ai problemi che abbiamo già avuto in passato in USA. Quindi ? Facilitare l’erogazione anche per redditi insufficienti ? Aumenterebbe ancora l’insolvenza che ad oggi, mi sembra abbastanza.
Tassare le case come gli altri investimenti : Fattibile, ma in realtà poco applicabile il 12,5% sul mattone. Pura utopia.
Allentare le normative sugli affitti : Capisco ben poco da questa frase. Cedolare secca, mi viene in mente. E poi ? Beh, probabilmente agevolare e semplificare le procedure di sfratto in caso di insolvenza del conduttore.
Ma si potrebbe fare dell’altro ? Credo di sì.
Bisognerebbe creare un presupposto di credito per chi non ha ancora acquistato una casa. Partendo dai canoni di affitto, coloro che diligentemente pagano ogni fine mese il loro affitto dovrebbero essere agevolati dagli istituti di credito. Producendo reddito certo al proprietario e dichiarandolo, stimolerebbero anche un ribasso dei canoni di locazione( spesso i proprietari chiedono cifre più alte, o garanzie accessorie a causa di inquilini precedenti scorretti ). Magari, sarebbe questo un aspetto determinante per l’agevolazione al credito : Paghi regolarmente un affitto, anche oltre il fatidico terzo che la banca ( giustamente ) reputa limite per rata sostenibile. Passati 3, 4 anni, diventa un “credito di solvibilità” da portare in banca per accedere ad una rata su quei parametri.
Agevolare gli acquirenti in prima casa, con sconti su imposte di registro, costi notarili e provvigioni di agenzie immobiliari. Basterebbe consentire una detrazione al 100% di quei costi, che oltre ad essere aggiuntivi sono anche, troppo spesso, eccessivi.
Sappiate che ad oggi il limite di detrazione ( ai fini irpef ) sui costi di intermediazione immobiliare è di 190 euro, poiché il massimo imponibile su cui calcolare il 19% è di mille euro… Riduttivo è dir poco.
Il costo del notaio, invece, lo scarichi solo se hai acquistato in II casa e rivendi il bene prima di un quinquennio. Lo scarichi dalla tassa di “speculazione” che paghi, piuttosto salata a dir il vero.
L’imposta di registro, se hai già acquistato un bene in I casa, puoi detrarla completamente se compri un bene di pari o maggior valore. Se per necessità, compri una casa con un valore inferiore, non paghi imposta, vero, ma non recuperi nessuna somma eccedente. Come se cambiar casa e passare ad una più piccola, sia un lusso.
Insomma.. Credo sia più educativo premiare chi dichiara, o consente di. Premiare chi muove capitali, per necessità o investimento. Molto più che istigare alla denuncia del vicino o del proprietario che non paga le tasse.
Educare è un principio fondamentale che spesso, lo stato o gli enti preposti dallo stesso, troppo spesso dimenticano. O forse, semplicemente, è più facile punire ?